Quarantadue anni fa, nella occupata città di Praga, uno studente ventunenne (proprio come me e come tutti quelli della classe '89) si è dato fuoco.
Il suo nome era Jan Palach e per non continuare a vivere da schiavo sotto i carri armati di Mosca ha deciso di morire da uomo libero, bruciandosi in piazza Venceslao, una delle piazze principali della capitale ceca.
Compì l'estremo sacrificio per gridare la propria libertà.
Lo scorso 29 novembre passeggiando per quella piazza dove Jan svuotò le lattine di benzina per darsi fuoco, ho avvertito dal vivo ricordo degli abitanti di Praga quanto un giovane, un semplice ventenne, potesse cambiare il corso degli eventi di una intera nazione.
Credo che Jan debba essere considerato da noi giovani del terzo millennio un eroe, un riferimento morale, un uomo che con il suo esempio è da innalzare agli onori della storia della ex Cecoslovacchia e del mondo.
Pensare a ciò che fece questo inerme studente ci dovrebbe aiutare a rimuovere, almeno per la giornata odierna, i falsi miti di queste giovani generazione caratterizzati non dalla profondità del pensiero o dalla lungimiranza delle azioni, ma dalla lunghezza della minigonna, dalla cilindrata di un motore, dall'essere letterine o tronisti.
Onore a te, Jan.
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